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Era tardi.
Il display indicava le ore 23.14. Luigi guardava il monitor del pc senza neanche notare quello che vedeva. Ormai internet era diventato solamente un'abitudine, una fuga dalla monotonia giornaliera, che al tempo stesso si era trasformata in un tipo molto più subdolo di monotonia: la noia mentale. Ormai navigare in rete, chattare, non aveva più senso. Dialogare per ore con persone che neanche aveva mai visto, delle quali sapeva tutto e nulla, non gli dava più quella spinta a conoscere che lo aveva travolto i primi tempi che aveva internet. Al momento, a dirla tutta, si stava addormentando davanti lo schermo. Lo squillo del campanello fu un colpo diretto al cervello ed al cuore, sobbalzò sulla sedia e riprese lucidità all'istante. Chi poteva essere a quell'ora? Chi era che rompeva le scatole? Andò ad aprire, senza neanche guardare dallo spioncino: si trovò Gloria davanti. Sembrava stravolta, gli occhi umidi di lacrime che le colavano sul volto. -Posso entrare?- Gli chiese, la voce rotta. Luigi non rispose, rimaneva fermo a studiarla: la camicetta sgualcita, quasi strappata fuori dai pantaloni, che a loro volta erano strappati in alcuni punti. I lacci delle scarpe da ginnastica erano slacciati, i capelli sciolti, scarmigliati, con le ciocche che le coprivano il volto. -Luigi, ti prego…- Ma lui continuava a fissarla, poi si scostò facendole cenno di entrare. Gloria si asciugava gli occhi mentre lo seguiva in cucina. Luigi versò dell'acqua fresca in un bicchiere e glielo pose. -Non avresti del whisky?- Gli chiese. -A vederti non mi sembra proprio il caso, diventeresti uno straccio peggio di come sei adesso.- Gloria svuotò il bicchiere in un sorso e lo posò sul tavolo. Subito Luigi lo prese e lo lavò. -Posso andare in bagno? A darmi una rinfrescata… Per favore…- -Vai, conosci già dove andare.- Luigi continuava a lavare il bicchiere, le rispose senza neanche voltarsi. Lei si alzò ed andò in bagno. Cosa voleva? Cosa era venuta a fare? Sperava forse in una riconciliazione? Tra loro era finita ormai, lei aveva scelto la sua famiglia, non lui, e quindi cosa voleva adesso? Era stato male per quell'addio di due settimane prima. Si era logorato per la continua guerra che i genitori e Stefano, il fratello di Gloria, gli avevano mosso contro. Aveva fatto tutto per lei, ma alla fine aveva perso. Gloria aveva scelto i suoi veri affetti, e lui era stato scartato. Ora nella sua vita erano rimasti solo il lavoro e la casa. Sapeva che i genitori di Gloria avevano un forte ascendente su di lei, ma aveva anche sperato che la convivenza, tenendola lontana da loro e da suo fratello, le avrebbe fatto acquistare forza ed indipendenza, portandola ad avere più fiducia, prima in se stessa e poi in lui. Ma alla fine era arrivato Stefano, e le cose erano precipitate. Lui si che aveva una volontà forte, enorme, e gli ci era voluto poco a convincerla a lasciarlo e tornare a casa. Da quel momento Luigi non aveva più avuto notizie di lei, protetta come era da una barriera impenetrabile che la sua famiglia le aveva eretto intorno. L'unica cosa che aveva avuto era stata un' ultima telefonata di lei, nella quale gli chiedeva di lasciarla in pace. Quello fu il momento in cui finì tutto, e lui l'aveva cancellata dalla sua vita. E ora si era presentata sperando forse in una riunione? Credeva che la scena della donna piangente poteva risanare l'aridità che aveva lasciato nella sua anima? Era tornato nella sua stanza, seduto alla scrivania, davanti al computer. Gloria uscì dal bagno e lo raggiunse; come prima lui non si voltò a guardarla. Gloria gli rimase accanto, in piedi. Si era data anche una sistemata. _Cosa vuoi ora?- Le chiese alla fine. Il tono vuoto che usò le fece tornare le lacrime. E con quelle tornarono anche i singhiozzi. Cadde in ginocchio accanto a lui, era come se una diga avesse ceduto alla tempesta che la spingeva da dietro, ed ora un oceano si precipitava a valle. L'ondata dei sentimenti, della colpa la distrusse. -Ti prego! Ho bisogno di te!- Parole disperate, senza freni. -Non è stata colpa mia, mi hanno costretta! Mi hanno detto o te o loro! Ma come potevo rinunciare ai miei genitori! Cerca di capirmi, non mi hanno dato altre vie. Io non ho nulla, solo la mia famiglia! Che potevo fare!- Luigi la guardò, e l'odio bruciava nei suoi occhi. -Non avevi nulla??? IO ERO NULLA???- Le chiese, spingendola via. -No, tu no! Tu sei tutto per me, ora lo so. Ora ho capito cosa voglio, per questo sono scappata, li ho lasciati. Per te!- Piangeva, teneva le mani poggiate sui suoi ginocchi. Luigi la guardava, e ora sapeva che non mentiva. Sentiva dentro di se che lei era sincera. Le credeva quando gli diceva della sua paura, ed il suo odio cominciava a scemare, lento si trasformava in tenerezza che gli riempiva l'animo, come se un peso gli fosse stato tolto dalla mente, ed una serenità gli dilagasse in tutto il corpo. Le sfiorò una guancia per asciugarle una lacrima, e lei gli strinse quella mano tenendola sul suo volto. In quel momento Luigi sentì che in verità lui non l'aveva mai veramente cancellata; capì che la sua era solamente una corazza, che si era costruito per proteggersi dal dolore della separazione. Ma ora quella difesa stava cedendo, un pezzo dopo l'altro. Le prese il volto tra le mani, la fece alzare e, piano, la baciò. Ed era tutto vero: il suo corpo, il suo amore. Alla fine era lui il vincitore. Spense la luce e la fece sdraiare sul letto… Era presto. |