Jabarth e sua madre vivevano nella casa al limitare del bosco. Erano soli, e la casa era povera. Durante la notte la madre raccoglieva le erbe nel bosco e poi la mattina di buon'ora usciva dalla casa e andava al mercato per venderle, sperando di riuscire ad avere in cambio di che sfamare lei e suo figlio. Nonostante Jabarth avesse solo dodici anni già andava nel bosco a raccogliere la torba per il fuoco, e la sua compagnia era Toga, il suo cane.
E così quella mattina, come tutte le altre, lui e Toga entrarono nel bosco e iniziarono a cercare la torba intorno a loro. Non si accorse Jabarth che, mentre lavorava, una lepre sbucò fuori dal cespuglio tagliando loro la strada. Subito Toga si lanciò all'inseguimento, e in pochi istanti sparirono dalla vista del ragazzo. Ebbe un bel chiamare Jabarth, ma del cane non c'era traccia. Finché a un certo punto, sentì dei lamenti nei cespugli.
-Dannate, dannatissime… Andate lontano da me e dai miei calcagni…-
Jabarth si avvicinò al cespuglio, e scostatolo vide un ometto di bassa statura, vestito come un lord in gilet, marsina e cappello a tricorno. Era sdraiato a terra e con le mani cercava di stringere i suoi piedi. Certo che Jabarth non capiva quello che l'omino stava facendo. Poi l'ometto si voltò verso di lui.
-Ecco ragazzo mio, tu si che puoi aiutarmi!-
-Come signore?- Chiese cortese Jabarth.
- Con le tue mani forti, che magari riusciranno a togliermi queste scarpe che mi stanno bruciando i piedi come tizzoni… Credevo che mi calzassero a pennello, ma quanto più strette erano in realtà!-
In effetti, i piedi del gentiluomo sembravano veramente grandi per quelle ciabattine di pelle scamosciata. Jabarth allora si chinò afferrando le scarpe dell'ometto, e dopo un bel tirare e spingere le scarpe scivolarono via da quei piedi ostili.
Appena liberato il gentile omino iniziò a danzare e saltare e a far piroette sulla punta del cappello a tricorno. Poi balzò in piedi e fissò il ragazzo.
-Grazie mio giovine amico, per la mia riconoscenza ecco che ti dono queste scarpe che a me tanto dolore regalarono, vedrai che a te staranno bene, ne sono più che convinto. E ora corri da tua madre, e rendila contenta-!
Detto questo il piccolo uomo svanì in un battito di ciglia.
Jabarth osservò le scarpe lasciategli in dono e vide che erano morbide e accurate nella cucitura del cuoio e della suola, e sicuro che sua madre non poteva comprargli un paio di scarpe così nobili… Le infilò ai piedi, mise in spalla le sue vecchie scarpe e si voltò per tornare a casa. E dietro di lui, a fissarlo c'era quel birbante di Toga, che come lo vide corse a leccargli le mani tutto contento. Jabarth iniziò a percorrere la strada verso casa, voleva raccontare alla madre cosa era successo al cespuglio, ma sentiva che non poteva correre bene, perché quelle scarpe che gli erano sembrate tanto comode al principio, pian piano si stavano facendo scomode e fastidiose. Si sentiva dentro la scarpa come un sasso crescergli sotto la suoletta. E così, passo dopo passo, tornò zoppicando a casa.
-Figlio mio, - disse la madre quando lo vide sedersi dolorante al tavolo, - chi ti fece un dono così scomodo?-
-Un piccolo e nobile signore al quale ho portato aiuto.- Rispose, e intanto si sfilava le scarpe. Ed ecco la causa di tutto quel fastidio al piede: da sotto la suoletta scivolarono fuori tre monete d'oro. Grande fu la sorpresa della madre e di Jabarth. Ogni volta che Jabarth indossava quelle nobili scarpe, dopo un po' iniziava il fastidio sotto la suoletta, ed ecco scivolar fuori le monete d'oro. Adesso la fame poteva uscire da quella casa, e Jabarth e sua madre iniziarono una vita serena, lontana dalla povertà.
E di una cosa si può essere sicuri: da quel momento Jabarth fece molta strada, e spesso fu felice di sentire quanto le sue scarpe diventavano scomode dopo aver fatto qualche passo.