Lavoro al computer, tutto il giorno; la casa è piccola, ma confortevole, c'è tutto quello che posso chiedere. Vivo solo, ma ho quattro gatti che mi danno il calore che cerco, l'affetto che voglio.
Certo, ogni tanto la solitudine veniva a farmi visita, specialmente in serate come questa, piovosa e cupa, fredda per essere agosto, ma ormai da qualche mese il clima sembra impazzito: siamo in estate, ma neanche devo aprire il condizionatore per quanto è fresco. La notte uso ancora una coperta leggera sopra il lenzuolo... I gatti dormono con me... Mi vogliono bene, mi fanno dimenticare di essere tornato solo.
Ero fidanzato fino a poco tempo fa, ma l'amore è finito e con lui la mia storia.
Comunque, la vita va avanti, non mi va di compiangermi per quello che è stato. Penso sempre che il futuro è strano e potrebbe riservarmi alcune sorprese. Anzi, qualche sorpresa c'è stata veramente, una cosa che non mi aspettavo, che non avrei mai creduto possibile, ma che forse in fondo a me stesso sapevo, ma avevo sepolto nella memoria...
La solitudine dicevo. Ogni tanto si presentava alla mia porta, bussava petulante e cercava di farmi scivolare nella depressione. Alcune volte ci riusciva e mi ritrovavo ad affondare il viso in qualche cuscino, cercando di soffocare le lacrime, ma altre volte ero più forte io e la mandavo via a calci, magari con una botta d'arte, pitturando tele o disegnando su carta. Quelle volte mi sentivo forte, lo ero...
Un altro modo per allontanare la tristezza era andare in palestra. Mi è sempre piaciuto fare attività fisica: nuoto, palestra, camminare tra i prati o nei boschi (ce ne sono molti vicino casa mia).
Il mio sport preferito era il nuoto. Entrare in acqua era come se mi levassi nell'aria, quando iniziavo a nuotare mi sembrava di volare... A pensarci adesso la cosa potrebbe sembrare quasi buffa, ma allora non lo era.
Comunque è stata proprio la palestra il fulcro di tutto: non sò se quella sera fu un caso o fu il destino, ma propendo più per la seconda ipotesi.
Era una serata simile a questa: piovosa e triste. Ero arrivato in palestra all'ultimo turno, il giorno dopo era festa e molti avevano deciso di anticipare la partenza per il fine settimana. In parole povere eravamo in due in tutta la sala. Mi piaceva, quando sono solo in palestra mi sento libero, posso usare tutto, concentrarmi nello sforzo. Però non vi venga in mente che sono un musone! Amo la compagnia, divertirmi ed uscire con gli amici, le serate a preparare le bistecche sulla brace o a bere birra nei pub; e da come vedo anche le persone sono felici di stare in mia compagnia, spesso gli amici mi cercano, ed io li incontro con gioia.
Ma torniamo a quella sera.
Era ormai giunta l'ora di chiusura, quindi mi recai allo spogliatoio. Mi stavo preparando per fare la doccia, quando entrò l'altro ragazzo. Non lo avevo mai visto. Alto, con un fisico asciutto e muscoloso, capelli neri lunghi fino alle spalle, lisci come quelli di un cinese, finissimi. Un volto che dire bello era poco, con gli occhi più azzurri che avessi mai visto ad un essere vivente, forse solo ad un siberian husky. Comunque mi diressi alle docce. Mi stavo insaponando quando entrò anche lui. Ci lavammo in silenzio, neanche ci guardammo. Poi io tornai all'armadietto. Dopo qualche istante arrivò anche lui.
Mi stavo asciugando la schiena quando mi parlò.
-Vieni qui da molto? Io è la prima volta...-
Mi voltai verso di lui. Era di fronte a me, aveva l'asciugamano legato alla vita. Da vicino i suoi occhi erano ancora più impressionanti...
Mi tese la mano.
-Mi chiamo Michele, piacere di conoscerti.-
-Piacere-, risposi, -io sono Lino... Si, è da parecchio che vengo in questa palestra, mi ci trovo bene; credo che anche tu...- non terminai la frase. Mi fissava e non mi lasciava la mano.
-E da quanto ti trovi in questo paese?-
Non riuscivo a capire il motivo di quella domanda, ma gli risposi senza battere ciglio.
-Da quando sono nato, da quello che ricordo è sempre stata casa mia...-
Mi sorrise, un sorriso dolce, mi fece sentire bene, in pace e sereno. Mi lasciò la mano, io lentamente ripresi ad asciugarmi.
-Non ho potuto fare a meno di notare le cicatrici che hai dietro la schiena...- mi disse.
Si trattava di due cicatrici parallele, verticali, all'altezza dei reni. Sul momento rimasi un pò spiazzato: non mi sono mai piaciute, ed ho avuto per loro sempre una specie di riluttanza a considerarle una parte di me, ma allora ancora non sapevo... Doveva essersi reso conto che la cosa mi infastidiva, perchè fece un sorriso come a volersi scusare di essere stato tanto scortese. Ma non volevo che si sentisse in colpa, gli risposi con un sorriso.
-A sette anni mi dovettero operare al polso-, automaticamente alzai il braccio destro e gli mostrai il polso: sotto la mano si vedeva la cicatrice di circa una quindicina di centimetri che correva dal polso lungo il braccio.
-Dovettero prendere dei frammenti dalla schiena per ricostruirmi un osso, per questo ho le cicatrici dietro...-
Inclinò la testa di lato, come a voler comprendere meglio la storia. Mi fissava il polso, poi alzò i suoi occhi azzurri su di me. Sentii quell'azzurro penetrarmi negli occhi, nella mente...
-E' questo che ti hanno detto?-
Tornai in me, distolsi l'attenzione dall'azzurro. Mi osservava con un sorriso comprensivo, come se fosse profondamente dispiaciuto per me.
-E' questo che ti hanno fatto credere per tutta la vita, per impedirti di essere te stesso...-
-Cosa vuoi dire? Di cosa stai parlando...- Non lo capivo più. Ad un certo punto cominciai ad avere paura di quell'uomo, non sapevo cosa stesse dicendo, neanche cosa volesse veramente da me. Ma volevo sentire le sue parole, volevo sapere cosa sapeva lui, cosa credeva di conoscere di me. In fondo sapevo che non era un male ascoltarlo, che no lo sarebbe più stato...
Mi sedetti sulla panca, lui rimase di fronte a me, in piedi.
-Questo ti hanno detto, ti hanno fatto dimenticare. Tipico di questa società, delle persone che hanno paura, che non possono e non vogliono sognare. Di coloro che plasmano le cose per poter controllare la massa. Per queste persone quelli come noi sono feccia, sono un pericolo da eliminare. Perchè noi possiamo risvegliare le menti, possiamo dare la possibilità agli uomini di essere liberi, di ispirarli con l'arte, con il pensiero, con la natura pura. Quella natura che senti a te vicina quando vai nei boschi a fare le tue passeggiate, quando la senti un tutt'uno con te, con il tuo animo, il tuo spirito... Come quando nuoti e ti sembra di volare nell'acqua.-
Io lo fissavo, ma non capivo come poteva sapere quelle cose. Chi era, non lo avevo mai visto. Conoscevo solo il suo nome: Michele...
-Dammi la tua mano...-
Mi tese di nuovo la mano, io alzai la destra, quella con la cicatrice. Strinsi la mia nella sua. Chiusi gli occhi, ma ormai lo spogliatoio, la palestra, il paese era sparito attorno a me. C'era solo luce e fresco e azzurro e potevo vederlo anche ad occhi chiusi.
-Guarda...- mi disse.
Spalancai gli occhi: la luce che usciva dalla mia cicatrice sul polso era dorata, calda e potente. Sentivo un formicolio lungo il polso, e lo stesso sentivo sulle cicatrici dietro i reni. Mi voltai, potei vedere dietro di me quegli stessi bagliori illuminarmi la schiena.
Michele mi lasciò, e la piccola ala che era adesso sul polso fremette.
Lo stesso fecero le due ali potenti, folte piume bianche e candide come nuvole, che avevo ora sui reni.
-E' questo che vogliono fare, l'unico modo che hanno per distruggere i sogni e le speranze della gente; quei sogni e quelle speranze che quelli della nostra specie hanno il compito di ispirare negli uomini… Ci tagliano le ali e ci spingono a dimenticare…-
Diedi un colpo ai reni, e le ali si spalancarono, splendide e pure, ed in un istante mi sentii alto nel cielo, nell'azzurro dorato di un'alba splendente e fresca. Mi voltai e Michele era al mio fianco.
-Come ti chiami-, mi chiese ancora.
Gli risposi - Lino!- poi sorridendo...
-Angelo...-