-No signora, io ho capito benissimo…-
Claudia iniziava a spazientirsi, la donna al telefono iniziava ad essere irascibile, ma lo sapeva benissimo che era un modo per temporeggiare.
-E' inutile che mi urla all'orecchio, il fatto è che lei non ha pagato la fattura e si sta arrampicando sugli specchi per prendere tempo.-
Claudia si sistemò meglio la cuffia.
-No, glielo dico io cosa succederà: chiuderò la pratica negativa e manderò tutto all'ufficio legale, e quando le arriverà l'ingiunzione di pagamento allora vedremo se vorrà trattare con l'avvocato! Certo che può pensarci, se vuole può richiamarmi a questo numero, e chiedere di me. Si, Claudia Fogliani…. Si, Fogliani, come la foglia! (quando non vogliono pagare non capiscono mai il nome…) La saluto signora!-
Chiuse la telefonata, rimase un istante a fissare lo schermo del pc, per riordinare le idee, poi iniziò a scrivere le note riguardanti la pratica.
Erano poco più di tre anni che Claudia faceva quel lavoro, e di gente, e scuse, n'aveva sentite tante. Era riuscita a sviluppare la capacità di capire se uno gli stava raccontando una balla o la verità: le persone che veramente non potevano pagare, che erano proprio a corto di soldi, avevano un loro tono, una certa inflessione nella voce, una cosa che quelli che volevano fregarti non avevano…
E lei sapeva di doverci dare sotto con quella gente, anche perché era pagata a percentuale sul capitale recuperato, ed a trent'anni, con un affitto da pagare, non poteva permettersi di farsi prendere in giro.

Quel giorno era d'affiancamento. Era arrivato un nuovo ragazzo e lei doveva spiegargli come funzionava l'applicativo al computer, e doveva anche fargli ascoltare qualche chiamata con le doppie cuffie. Franco, il nuovo ragazzo, sembrava un tipo tranquillo, e sveglio. Non faceva troppe domande e capiva subito quello che gli diceva, il che è una buona cosa quando il guadagno dipende dalla quantità di chiamate fatte.
Claudia guardò l'ora, era presto, e una pausa si poteva fare; si rivolse al ragazzo.
-Vieni, scendiamo a fumarci una sigaretta-.
-Ok ti faccio compagnia, che io non fumo, comunque un po' d'aria ci vuole-.
- Infatti, ti assicuro che dopo un po' che stai davanti al monitor non vedi l'ora di staccare un pochino.-
Uscirono dall'ampia stanza, lasciandosi alle spalle il vociare degli altri operatori. Erano sul pianerottolo, la spia rossa dell'ascensore era accesa.
-Conviene che scendiamo a piedi, che questo ascensore ci mette una vita per arrivare, lo chiamano in continuazione-.
- Tanto è in discesa, un po di moto ci farà bene, specialmente dopo tutto il tempo che siamo seduti- Le rispose Franco.
Scesero le scale velocemente, uscirono nell'atrio e rimasero nel cortile del palazzo; Claudia accese una sigaretta mentre Franco osservava l'edificio: il centralino era un enorme cubo di vetro nero, di quattro piani. Non si vedevano tramezzi di muratura, ma era tutto uno scacchiere di vetri neri, oscurati all'esterno, mentre all'interno tutto era bianco: muri, porte, finestre e pavimenti, tutto molto luminoso. Ma da fuori non si sarebbe detto, anzi nell'insieme era tutto molto cupo e triste.
-Cosa c'è negli altri piani?- Le chiese.
-Al primo ci sono gli uffici, al terzo la vendita di prodotti telefonici, contratti, carte di credito, mentre il quarto è il nostro, il piano recupero crediti.-
-E il secondo?-
Claudia ci pensò un po'.
-Sai che non ne ho idea? Sono tre anni che sono qui, ma non ho mai saputo che attività ci svolgessero. Alcuni dicono che ci sarebbe la redazione di un giornale di motori, altri che sono gli uffici per centralini internazionali. Alcune volte ho sentito dire anche che è il centralino di chiamate erotiche… Ma non ci credo molto, però non potrei dirti neanche che sono vere le altre ipotesi…-
-Ci ho fatto caso scendendo, la porta del secondo è l'unica in legno, senza vetri, mentre gli altri piani hanno tutti la porta a vetri.-
-Guarda, l'unica cosa che so per certa è che se una persona va particolarmente bene la spostano a quel piano, ma ancora non ho capito su che criteri basano le loro scelte; quello che so per certo è che fanno dei turni assurdi, che non combaciano mai con quelli degli altri, in pratica non li vedi più. Pare che si lavori molto, ma credo che si guadagna anche molto bene. Ti confesso che mi piacerebbe curiosare… Sicuramente mangiano molto, c'è un furgone che rifornisce merendine e altro, quasi tutti i giorni, e porta via anche i sacchi di spazzatura, credo che abbiano una ditta a parte per le pulizie.-
Gettò la sigaretta a terra e la schiacciò con la punta dello stivale.
-Dai risaliamo che ancora devo spiegarti alcune cose.-
Rientrarono.

Monica era seduta alla postazione accanto a Claudia, allungò il collo, e tutta la sua abbondante corporatura, verso la ragazza per sincerarsi che non fosse al telefono con un cliente.
-Hai sentito?- le domandò; Claudia la guardò con aria interrogativa.
-Cosa?- Si scostò la cuffia dall'orecchio.
-Sembra che Ada la spostano al secondo piano…-
-Figurati, con tutte le volte che ha rotto le scatole alla direzione, alla fine hanno deciso di accontentarla, lo diceva da mesi che ci voleva andare.-
-Si vede che era stanca di guadagnare al recupero, che poi neanche prende poco, se la cava, è brava…-
Claudia si rimise le cuffie.
-Che vuoi farci, quando una vede i soldi sembra che non le bastino mai, lei è fatta così, lo sai…-
Monica si sistemò sulla sedia, tornando a guardare lo schermo del computer.
-Comunque ha già cominciato a fare la splendida… Devi vedere come se la tira…-
-Facesse come vuole, a me non interessa…-
Ricominciò a lavorare, ma intanto pensava alla cosa: perché Ada si e lei no? Da una parte le scocciava un poco, lei era da più tempo nel centralino, e se c'era da fare un trasferimento in meglio sarebbe dovuto toccare a lei, non a quella rompiscatole di Ada.
Ma ora basta pensare, doveva lavorare, e se alla fine meritava qualche cosa lo avrebbe deciso l'azienda; al momento le premeva guadagnare per poter pagare l'affitto.
Ma si sbagliava: continuò a pensarci durante la pausa pranzo e tutto il pomeriggio.
Non le andava giù l'idea che Ada potesse guadagnare di più, visto che lei era più brava, quell'occasione spettava a lei!

A cena mangiò con svogliatezza, Paolo aveva capito che c'era qualche cosa che non andava, lo aveva odorato nell'aria da quando Claudia era rientrata, ormai viveva con lei da tre anni, e sapeva riconoscere gli umori della fidanzata e gli bastava un'occhiata per capirla.
-Cosa c'è?- Le chiese. Claudia sembrò cadere dalle nuvole.
-Cosa?-
-Appunto, quello che ho chiesto, cosa c'è che non va?-
-Ma no, nulla, niente di importante… Credo…-
-Ecco, spara, che è successo?-
-Al lavoro hanno spostato Ada al secondo piano.-
-Ah, e la cosa ti da fastidio.-
-Certo, cioè, avrebbero dovuto proporre a me la cosa, sono in quel centralino da più tempo di lei, sono brava, era logico che dovevano scegliere me.-
-Ma magari hanno scelto lei per altri motivi.-
-Ma quali motivi… Ha sempre rotto le scatole in direzione per farsi spostare, che lei è brava, che porta soldi all'azienda, che ha una figlia e quindi le spetta di diritto.-
-Ecco, appunto, lo hai detto, ha rotto le palle in direzione, e quelli per non sentirla più l'hanno spostata.-
-Quindi dici che dovrei rompere anche io?-
-Non so, magari si, tu che dici. Forse non proprio rompere, ma far presente la cosa si. Io lo direi a Marzia.-
-Marzia è solo la mia team leader, lei fa quello che le dicono dalla direzione e ci coordina.-
-Già, ma proprio perché conosce la direzione magari sa dirti come muoverti.-
Poteva essere un'idea, in effetti era vero. Claudia ci rimase a riflettere un po'.
-Comunque, - continuò Paolo, -non capisco perché te la prendi tanto; voglio dire, non è che sia un gran bel lavoro il call center, lo sai che li dentro ti sfruttano, stai ore davanti al computer per cinquecento, seicento euro al mese.-
-Si, ma ricordati che mi è comodo per gli orari, sono comunque libera di andare quando voglio.-
-Certo, ma poi la sera devi anche andare al pub perché altrimenti non arrivi alla fine del mese con i soldi.-
-Ne abbiamo già parlato di questa cosa.-
-Si, lo so, alla fine se sta bene a te che altro posso dirti, fai come vuoi…-
Continuarono a mangiare.


Il giorno dopo parlò con Marzia.
Come al solito la trovò seduta alla sua postazione, intenta ad inserire i fax degli avvenuti pagamenti nelle rispettive pratiche.
"Ecco un'altra che meriterebbe qualche cosa in più, tutto il giorno a lavorare, a prendersi lavate di testa, sempre per due soldi…" pensò Claudia. Si avvicinò a lei.
-Scusa Marzia, posso disturbarti un minuto?-
-Si certo, dimmi pure, -ma continuava a fissare il monitor e a far volare le dita sulla tastiera.
"Ormai lavora in automatico…"
-Era per il discorso di Ada.-
Marzia si bloccò e si voltò a fissarla.
-Quella stronza!-
Claudia rimase senza parole.
-Ha fatto tanto l'oca e alla fine l'hanno accontentata, - continuò Marzia, -e io che sono sei mesi, dico SEI, che chiedo di essere spostata al secondo piano, e questo è il risultato!- Indicò lo schermo con l'elenco dei fax da inserire.
-E scommetto che la cosa fa rodere anche te, - le chiese. Claudia fece si con la testa.
-Ecco, allora vai, vaglielo a dire, vai in direzione, da Soldati proprio, che tanto a me non mi ascolta!- E ricominciò ad inserire i fax.
Claudia era rimasta senza parole: praticamente Marzia le aveva detto tutto quello che le serviva sapere, senza doverle chiedere nulla.
Andare da Soldati, il direttore generale… Magari era troppo, forse sarebbe bastato andare a parlare con il vice, Luca Rossana.
Era un ragazzo taciturno all'apparenza, scostante, ma in realtà molto rispettoso, sempre pronto ad ascoltare e valutare quello che gli veniva detto.
Decise di andare subito, lasciar passare tempo sarebbe stato inutile.
Lo trovò nel suo ufficio, seduto alla scrivania, a controllare i grafici e le statistiche di andamento dell'azienda. Claudia bussò alla porta socchiusa, Luca la vide e con un mezzo sorriso la invitò ad entrare.
-Ciao Luca, posso parlarti un attimo?-
-Certo, siediti.- Le indicò la sedia di fronte alla scrivania. -Di che cosa si tratta?-
-Premetto che non voglio essere polemica, però volevo dei chiarimenti su alcune cose.-
-Dimmi, che chiarimenti? Se posso aiutarti…-
-Con quale criterio spostate le persone sulle lavorazioni? In base a quali meriti?-
-Non ti capisco.-
-Parlo di Ada.- Luca si poggiò allo schienale, come se all'improvviso avesse capito tutta la faccenda.
-Non voglio assolutamente sminuire le sue capacità,- continuò Claudia,
-sicuramente è brava nel recupero, però credo di avere anche io buone capacità. E francamente vedere una collega che è venuta dopo di me, magari anche con un' esperienza minore della mia, che viene messa su una lavorazione migliore, anche sul piano del guadagno, io non lo trovo giusto. Per questo ti chiedevo di spiegarmi i criteri di valutazione.-
-Mi stai dicendo che vorresti andare al secondo piano?.-
La domanda di Luca fu secca, diretta.
-Si, lo vorrei.-
Luca la fissò negli occhi.
-Ne sei sicura? Il secondo piano richiede un impegno enorme, ha dei turni molto duri.-
-Lo so, ma immagino che il guadagno sia migliore.-
-Pensaci bene, quello è un contratto dal quale non si torna indietro.-
"E che sarà mai!!!" Pensò Claudia.
-Detto così sembra una minaccia.- Gli rispose. -Comunque ci ho pensato a lungo, e voglio fare questo cambiamento, anche per un bagaglio di esperienza maggiore.-
Gli occhi di Luca brillarono, poi le sorrise.
-Ok, allora passa nel mio ufficio questa sera, verso le nove. Ti presenterò al responsabile del secondo piano Fabio Colisanti.-
-Va bene, ci sarò.- Rispose Claudia, il volto solcato da un sorriso. Si alzò soddisfatta dalla sedia, ma giunta alla porta dell'ufficio Luca la chiamò.
-Claudia, sei sicura di volerlo fare?-
Lei lo fissò, sempre sorridente, -certo, non te ne pentirai, vedrai.-
-Io no di sicuro…- Ma Claudia era già uscita, e non potè sentire questa risposta.

Alle ventuno precise Claudia era nell'ufficio di Luca; accanto alla scrivania, in piedi, c'era un ragazzo di circa quarant'anni, calvo, non molto alto e anche un pochino pieno di corporatura, Claudia pensò che certamente non era tipo da rifiutare un bis di pasta durante un pranzo di nozze. Però aveva la faccia serena, rassicurante.
Luca prese la parola.
-Ecco Claudia, ti presento Fabio Colisanti…-
Fabio si allungò verso Claudia offrendole la mano, che lei strinse.
-Ma chiamami semplicemente Fabio.- Cortese e rassicurante, prese subito la parola.
-Allora Claudia, mi diceva Luca che vorresti entrare a far parte del nostro organico. Sei sicura di volerlo fare?-
-Si certo, altrimenti non lo avrei chiesto.-
-Sai già le nostre condizioni di lavoro?-
-No, in linea di massima so dei vostri orari, i turni di notte, e cose così, ma è più un sentito dire che una cosa certa, quindi non so, se potevi illuminarmi un pochino in merito.-
-Certo, sono qui per questo. Allora iniziamo da ciò che hai sentito, gli orari: è vero, facciamo dei turni assurdi rispetto alle altre lavorazioni dell'azienda, ma ci rivolgiamo soprattutto ad un mercato estero, quindi è questo il motivo dei notturni, sai i fusi orari e simili. Ci occupiamo di prodotti biologici, e la nostra clientela è formata da professionisti del settore, gruppi commerciali molto grandi che ci chiedono una costante fornitura di prodotti, per questo bisogna essere sempre attivi. Calcola che questi clienti fanno capo a società molto grandi, quindi gli ordini che ci pervengono sono numerosi. Vedrai che è una continua richiesta, non abbiamo mai avuto cali di domanda quindi la cosa è sostanziosa. Possono esserci grandi guadagni, ma quello che chiediamo all'operatore è precisione e fermezza, non ti nascondo che la fatica, soprattutto mentale è tanta. Per mantenere questo livello alto richiediamo molto da voi, e spesso dobbiamo sostituire gli operatori, perché, soprattutto i più deboli, si esauriscono presto, quindi di seguito effettuiamo dei trasferimenti, diciamo, forzati, di riposo potrebbero intendersi, ma una volta ricaricati reintroduciamo nel ciclo di produzione. Che ne dici?-
-In linea di massima mi ero fatta un'idea di questo tipo, però te lo ripeto, io mi sento pronta, quindi non credo di avere problemi, la tempra per stare al telefono e portare avanti delle trattative credo di essermela fatta da tempo, quindi non penso di temere questo carico di lavoro, che da come ho capito è mentale.-
-Si, soprattutto, poi comunque ci sono questi periodi di pausa, che diamo ai nostri collaboratori. Comunque te lo dico, il contratto per questa lavorazione è univoco, l'unico modo per chiudere è il licenziamento o le dimissioni, quindi pensaci bene.-
-Si, anche di questo ero a conoscenza, anche se detta così è un pochino inquietante… Ma tranquillo, ci ho pensato e la decisione è presa.-
-Ok allora, se per te va bene scendiamo subito al secondo, così ti presento agli altri.-
-Va bene, certo!-
Si alzarono dalle sedie, preceduti da Fabio uscirono nel corridoio ed imboccarono le scale, mentre scendevano Luca e Fabio parlavano tra loro, ma Claudia non li ascoltava, persa com'era nei suoi pensieri.
"Ci sono riuscita, sono al secondo piano! Pensa adesso Ada appena mi vede, già immagino la faccia che farà! E poi finalmente avrò uno stipendio decente, anche con le vacanze e i riposi… Vabè, sarà anche faticoso, ma è lavoro, non è che posso pretendere che mi portino lo stipendio a casa… Mah, adesso vedo com'è, comunque non ho ancora firmato il contratto, se vedo che non mi piace non firmo e basta."
Ed eccoli, giunti davanti la porta chiusa, la famosa porta di legno dietro la quale nessuna sa cosa ci sia. Claudia si sentì fremere dietro la schiena, quasi a pensare ad un mistero che di li a poco le sarebbe stato svelato, come una persona degna di tale onore, una prescelta dal fato.
Fabio digitò un codice su una tastiera nel muro accanto alla porta, e questa si aprì con uno scatto. Subito un ronzio arrivò alle orecchie di Claudia.
-Che cos'è questo rumore?-
-I computer,- rispose Fabio, -ne abbiamo di potenti qui…-
Camminavano nel corridoio, a destra e sinistra molte porte chiuse. Claudia si rese conto che non c'era nessuno in giro, e questo era strano in un call center: sicuramente erano molto rigidi con il personale. La cosa strana era che non sentiva neanche voci, mormorii o brusii. Si fermarono di fronte ad una porta, e prima che potesse fare qualche cosa si sentì il braccio di Luca passare sotto il suo, così da tenerla sul posto.
Poi Fabio aprì la porta.
In quel momento Claudia decise che non avrebbe firmato il contratto, ma qualche cosa le diceva che non ci sarebbero stati contratti da firmare, non più ormai.
Tutte le porte che aveva visto nel corridoio davano su un unico stanzone, enorme, con molte postazioni , una serie di sedie, poltrone forse, una accanto all'altra, in fila, come la platea di un cinema, file di poltrone, o così le avrebbe potute descrivere, non trovando una similitudine migliore. Poche erano le postazioni che non erano occupate. Molte delle persone sedute su quelle sedie le aveva conosciute, anche solo di vista, erano tutti ragazzi che avevano lavorato nel call center, nei diversi piani (tranne al secondo naturalmente).
Ed ora le ritrovava li, incastrate in quelle poltrone, con tutti quei cavi, quei fili elettrici che li tenevano ancorati agli schienali, quella specie di sonde che li penetravano nelle braccia, nel naso. Ma la cosa peggiore erano le teste rasate a zero, con quegli strani cavi, o tubi, non riusciva a capire, che erano conficcati a forza nella sommità del capo. Quei cavi che si collegavano egli schienali delle poltrone dove si trovavano dei fusti, così le sembrava che fossero, trasparenti, che andavano riempiendosi pian piano di un liquido denso, di colore strano, come fosse un impasto tra sangue e carne, un rosa pallido venato di rosso.
-Eccoci qui, cara Claudia,- disse Fabio, -questo è il tuo nuovo ufficio. Credo che ormai hai capito che tipo di prodotti biologici trattiamo. Diciamo che ci occupiamo di estrazione di materie prime. Cose molto sofisticate che poi rivendiamo all'estero… Però non pensare che per noi l'estero sia al di fuori dell'Italia. No io per estero intendo proprio esterno, come spiegarmi meglio… Oltre l'atmosfera terrestre magari chiarisce un pochino di più il concetto.-
Claudia lo fissava allucinata, e guardandolo non potè non notare il rivolino di liquido roseo che gli colava fuori dall'orecchio…
-Certo è che abbiamo bisogno di una notevole produzione, e quindi… O guarda, c'è qualcuno che vuole salutarti!- Le indicò una postazione e Claudia si voltò: Ada era seduta su una di quelle sedie, rasata, dimagrita, gli occhi scavati, la pelle ormai pallida, lucida e ingiallita, le vene violacee a disegnarle una ragnatela sulle guance, gli occhi ridotti a due puntini inutili, le labbra inaridite, il mento sporco di saliva grumosa. Non diede alcun segno di averla vista.
-Veramente una brava lavoratrice, ma certamente tu saprai fare di meglio…- Claudia continuava a fissare tutto, neanche gli passava per la testa di cercare di ribellarsi, di lottare, era troppo frastornata, incredula di tutto quello che vedeva.
-Ti dicevo che la produzione deve mantenersi sempre a livelli ottimali, e quindi abbiamo bisogno di un ricambio continuo.-
In quel momento la ragazza vide, come comparsi dal nulla, alcuni uomini, in tuta bianca, che si avvicinavano ad una postazione, presero il cavo sulla testa di un ragazzo, anzi di ciò che ne restava, e lo tirarono via: dal cranio schizzò fuori almeno un altro mezzo metro di tubo, portandosi dietro grumi di carne e frammenti di osso. Il corpo del ragazzo si accasciò a terra, gli uomini gli strapparono via i vari cavi che aveva ancora nelle braccia, e lo misero in un sacco nero; a Claudia tornarono in mente i misteriosi viaggi del furgone con i sacchi della spazzatura, che ora era sicura che non contenevano rifiuti, o forse si, in fondo anche quello era un vuoto a perdere…
-Ok, ma ora basta parlare,- Fabio interruppe i suoi pensieri, -è ora di cominciare a produrre!-
Ed in quel momento Claudia si svegliò. Iniziò a scalciare, ad urlare che la lasciassero.
-Uffa, arriva sempre questo momento,- disse Luca rivolto a Fabio, -mai una volta che ci rendono il lavoro semplice!-
La sbatterono con violenza su una postazione, le braccia bloccate dalle loro mani, assurdamente forti, quasi non umane, e subito le sonde e i cavi le si infilarono nelle braccia, Claudia urlò per il dolore, neanche aveva capito come le fossero entrate quelle cose nella pelle, da dove erano uscite, ma non le importava, il bruciore era troppo. Urlava mentre si sentiva invadere da vermi di plastica che le salivano, sotto pelle, fin sopra le spalle, e nel collo… Sgranò gli occhi quando vide Fabio davanti a se, aveva il tubo in mano, e le sorrideva.
-Allora, buon lavoro!-
Lei urlò!
Le piantò il tubo in testa, ed in quel momento il dolore, troppo forte, fu annullato dal suo cervello.
L'ultima cosa che credette di sentire, mentre i capelli cominciavano a caderle in grembo, fu uno strano rumore di risucchio…