Non sopportava sua madre quando la trattava in quel modo. Quando le proibiva di fare qualche cosa. Con che diritto le diceva cosa poteva o non poteva fare? O dove andare? Claudia era furiosa. Tutti i suoi amici andavano nel bosco dopo cena, a bersi una birra, a fumare spinelli, e forse anche a rimediare un po' di sesso. Era normale andarci, era un punto di ritrovo comune per la gioventù del paese. E voleva andarci anche lei! Aveva diciannove anni, andava bene a scuola (era all'ultimo anno dello scientifico, poi, una volta diplomata, sarebbe partita per la città, per poter seguire i corsi all'università), ed era suo diritto andare nel bosco con gli altri. A nulla sarebbero servite le minacce di sua madre: che lo dicesse pure a suo padre, che la mettessero in punizione. In un modo o nell'altro ci sarebbe andata. Era inutile che le imponessero la loro volontà. Lei era libera, e voleva sentirsi tale. Se non avesse combattuto per poter uscire la sera, con il tempo non avrebbe combattuto per cose più importanti.
Non si trattava solo di vedersi con i suoi amici. Era una questione di principio. Prima o poi si sarebbe fidanzata, se ne sarebbe andata da casa, avrebbe avuto una vita sua. Ed il mondo non è tenero con chi non sa combattere per se stesso. Era come una catena che cresceva ad ogni anello: se cedevi la prima volta, la volta seguente sarebbe stata peggio, e poi quella dopo, e quella dopo ancora. Ed alla fine cosa rimane di te? Una persona incapace di decidere, timorosa, che affida la sua vita a qualcuno, dandola in gestione, sperando sempre di ricevere degli utili in positivo. E così se ne sarebbe andata la sua personalità e, con lei, la voglia di essere libera, lasciandosi andare ad una quieta e serena mediocrità.
No, Claudia non voleva essere una persona mediocre. Lei voleva vivere.

Erano le 22.07. Lei si era chiusa nella sua stanza. Dentro il suo cervello sentiva la collera crescerle pulsante. Ed intanto pensava ai suoi amici che forse, in quel preciso momento, erano arrivati alla radura ed avevano cominciato a passarsi le canne. E lei era lì, sdraiata sul letto, nelle orecchie la musica esplosiva degli Iron Maiden, potente come la sua rabbia.
Ma non capiva. Perché quell'accanimento dei suoi genitori contro quell'idea? Cosa aveva il bosco che non andava? Era solo un mucchio di alberi poco fuori dal paese, con la strada sterrata ci si arrivava in cinque minuti. Era soltanto un piccolo cerchio di querce, un po' di rovi, cespugli di more, sparsi qua e la. Dietro le querce, la parete rocciosa si alzava a strapiombo verso il cielo. Certo, al lato opposto alla parete si stendeva il bosco, fino dove una persona poteva vedere. Ma nessuno si sarebbe sognato di entrarci di notte, ad andare oltre la radura. In realtà lei non ci si sarebbe avventurata neanche di giorno; almeno non senza una guida sicura. Il bosco era grande, e ci si poteva perdere facilmente. Tuttavia sentiva che non era quello il motivo di rifiuto dei suoi genitori per quel posto. C'era qualcos'altro.
Si alzò dal letto ed andò alla finestra. Da lì poteva vedere l'oscura distesa del bosco, e, tra gli alberi, il riverbero luminoso dei fari delle macchine. Erano arrivati alla radura. Di nuovo il desiderio di andare dilagò come un fiume di rabbia. Poteva immaginarli chiaramente: seduti a terra, nell'erba, passarsi le bottiglie di birra. Magari avevano anche portato una chitarra. Avrebbero acceso un fuoco, ed intorno a quello avrebbero cantato vecchie canzoni, in puro stile "figli dei fiori".
Non ce la faceva, pensare a quelle cose la faceva stare male. Era come essere menomata, o essere costretta a letto con la febbre.
Ma forse stava solo esagerando, gonfiando la cosa. In fondo si trattava solo di un'uscita.
Ci sarebbe andata un'altra volta. Aveva tempo.
Ma le rimase il desiderio di sapere: a cosa si opponevano mamma e papà? Aveva visto una strana luce negli occhi di sua madre quando le aveva detto che andava nella radura. Aveva letto terrore nei suoi occhi. Perché?

Il giorno dopo a scuola.
L'aula era quasi vuota, mancavano all'appello sette persone.
"Devono aver fatto i botti ieri sera alla radura", pensò Claudia. Emanuela le si avvicinò. Era una della comitiva di Claudia. Ed anche la sua migliore amica.
-Hai sentito?- Le chiese Emanuela.
-Cosa?-
-Ieri sera gli altri non sono tornati a casa!-
-Come sarebbe..?-
-Non sono tornati, non è rientrato nessuno.-
-Che significa? Erano andati alla radura. Sono rimasti lì?-
-Pare di no, alla radura non c'è nessuno. Hanno organizzato delle squadre di ricerca.-
-Addirittura...-
-Si, pensano che siano entrati nel bosco, e si siano persi. Per me se ne sono andati da questo schifo di paese. Si sono messi tutti d'accordo e se la sono filata.-
-Bé, non so cosa dire.-
-E che vuoi dire. Prima o poi si faranno vivi, magari con un mucchio di soldi!-
E senza neanche attendere la risposta di Claudia, Emanuela se ne andò, il corso di biologia la stava aspettando.
Claudia rimase seduta al banco. Le tornarono alla mente le parole di sua madre che le vietava di andare alla radura. Nel bosco.
Cosa c'era nel bosco? La storia di Emanuela non l'aveva convinta. Tutte quelle persone non se ne potevano essere andate tutte insieme. Le cose non funzionano così. C'era qualcos'altro.
(Il bosco era stregato!)
Ecco, quella era una cosa veramente scema. Ci mancava la storia di fantasmi: il bosco era maledetto, e chiunque ci entrasse moriva. O veniva sacrificato alle divinità silvestri. Come no...
O si..?
Nella sua mente sua madre continuava a ripeterle di non andare nel bosco. Cosa c'era nel bosco? Sua madre sapeva?
Bé, doveva ammettere che la storia del bosco stregato la stuzzicava. Le erano sempre piaciute le storie macabre. Ed ora aveva la possibilità di fantasticare su una. Il guaio era che in questa storia c'entravano i suoi amici. E, nel fondo del suo animo, era preoccupata per loro. Non sarebbero spariti senza dirle nulla, erano legati da una forte amicizia. Era come un patto del gruppo. E per fare una cosa grande come andarsene tutti insieme, le avrebbero parlato, per convincere anche lei. Ed invece non era volata neanche una parola.
Era successo qualche cosa, lo sentiva. Ed era qualche cosa di brutto...

Non si sapeva gran ché del bosco.
Era uno come i tanti presenti nella regione. Faceva parte di un parco regionale protetto, tagliato a metà dal fiume che passava al centro del paese.
Ma quello che lei voleva sapere era se c'erano storie particolari. Storie poco conosciute, o poco narrate. C'era mai morto qualcuno? Si erano mai sentite storie di sparizioni o cose simili? Questo voleva sapere. Ma quello era un paese, e come in tutti i paesi la gente evitava di parlare delle cose spiacevoli che erano accadute nella zona.
"Se sono successe cose spiacevoli", le suggerì una vocina nella sua testa. "Perché ti sei messa in mente che deve essere successo un fatto di sangue, o una maledizione?"
Già, perché? In fondo erano sparite solo sette persone.
"I miei amici..." Le si strinse lo stomaco, un senso di nausea le risalì nella gola. Sentiva che la colazione stava prendendo l'ascensore, e stava per salire all'ultimo piano... Ebbe un conato di vomito, ma riuscì a trattenersi. Dopo un po' stava di nuovo meglio, il nervosismo le giocava brutti scherzi.
Comunque, dopo la scuola, voleva vederci chiaro nella faccenda.

Alle 16 di quel pomeriggio le ricerche non avevano dato nessun esito, e sarebbero continuate fino a sera.
E lei avrebbe atteso fino a quando nel bosco non ci fosse stato nessuno.
Aveva preparato tutto: per i suoi genitori lei, quella notte, avrebbe dormito a casa di Emanuela.
-Cosa devi fare questa notte? C'entra un ragazzo- le aveva chiesto Emanuela al telefono, nella sua voce c'era una nota di malizia.
-No, ma che ragazzo, devo fare dei giri...-
-Giri? Che razza di giri? Dì la verità, ti sei messa in qualche casino?-
-No, sta' tranquilla, poi ti spiegherò tutto. Ora devo attaccare, che sennò faccio tardi.-
-Ma Claudia, dimmi almeno...- Ma lei aveva già riagganciato.

Erano le 22.30 circa quando si incamminò verso il bosco, verso la radura. Le squadre di ricerca si erano ritirate, e naturalmente non avevano concluso nulla.
La luna era alta e piena. La sua luce rischiarava le vette delle montagne circostanti. L'aria era fresca, pulita. Per un istante rimase ad assaporare quella quiete, desiderando che quel momento di pace interiore durasse per sempre. In quel momento si sentiva serena, come non lo era mai stata prima. Si guardò intorno: il paese era ormai alle sue spalle, e dal sentiero poteva già vedere i primi alberi del bosco.
E di nuovo quella pace invase il suo animo. Era lì, da sola, il cielo tempestato di stelle sopra di lei. Nell'aria la fragranza dell'erba e dell'umidità le investiva le narici, e la riempiva di forza frizzante. E quella pace, perfetta. Poteva restare là se lo voleva, per tutto il tempo che desiderava. Poteva sedersi su un masso, a respirare, e a pensare: alla bellezza della natura, alla serenità delle piante che la circondavano, ai suoni notturni che udiva. In quel momento non le interessava più dei suoi amici, della sua famiglia, di se stessa come essere singolo. In quel momento lei si sentiva parte della natura, e nulla era più importante di quello. Solo la natura.
Poi udì il frusciare.
Era un rumore strano, insolito, che non faceva parte di quel tutto.
Si alzò dalla roccia dove si era seduta, e si avviò verso il punto dove aveva sentito quel rumore.
Proveniva dalla radura. Dal luogo dove loro si riunivano.
Avanzò tra i cespugli, ed in quel momento si accorse che la volta precedente i rami non erano tanto fitti. Ma la sua volta precedente risaliva a circa due settimane prima.
Era passato un po' di tempo...
Arrivò alla radura. Era sempre la stessa, ma la ricordava un po' più grande.
"Come i rami..."
La memoria non era il suo pezzo forte!
Arrivò al centro del cerchio di querce, e rimase lì, a guardare. Non c'era nulla che non andava. E allora? Dov'era la sconvolgente rivelazione che cercava? Dov'erano le streghe e le maledizioni che il suo cervello le aveva suggerito? E dov'era il mistero del bosco?
Ma, soprattutto, dov'erano le macchine? Si era aspettata di trovarle lì, tutte parcheggiate in cerchio, come facevano sempre. Invece non c'erano. Non aveva sentito nulla in paese in proposito. Ed era sicura che nessuno si era occupato di recuperarle. E se non erano là, allora dove erano state messe?
Ecco, ora aveva il suo mistero, se già non le bastava la sparizione dei suoi sette amici. Poteva anche essere che le avessero parcheggiate tra gli alberi, era una possibilità.
Si avvicinò agli alberi che circondavano la radura, cercando qualche cosa che le desse, finalmente, almeno una risposta.
Guardò l'orologio: erano quasi le 23.45. Era già passata un'ora ed un quarto, e lei non aveva scoperto nulla.
Guardò in alto: le stelle e la luna stavano scomparendo dietro una densa coltre di nubi. Non minacciava di piovere, ma quelle nuvole non le piacevano comunque.
Un vento gelido iniziò a scuotere le fronde degli alberi, e le foglie cominciarono a turbinare nell'aria. Claudia si strinse nel giubbotto di pelle nera.
Poi vide: da un tronco sporgeva la lucida cromatura di un paraurti...
Si chinò sul tronco con una stretta al cuore. Era come se il paraurti si fosse fuso con il tronco. Lo sfiorò con il palmo della mano. Una vibrazione le risalì lungo il braccio. Con uno scatto ritrasse la mano. Si alzò, allontanandosi dal tronco. Lo stomaco gli si rivoltò. Tremava. Le battevano i denti. Doveva andare in paese, avvertire tutti. Quello era un fatto che poteva risolvere molte cose. Doveva correre, dirlo a tutti, urlarlo!
Ma il sentiero era sparito.
Non c'era più, o era lei che si era persa. O il passaggio era stato spazzato via dal vento. E lei era lì, da sola, in quello che poteva essere un cimitero d'auto.
Corse verso i rami, e cominciò a farsi largo tra le frasche. Ed il vento rimbombava su di lei.
E poi l'urlo le esplose nell'orecchio. Sbarrò gli occhi e si voltò verso il fusto della quercia che era accanto a lei. E dalla corteccia emerse il volto di Adriano, e la sua bocca aperta urlava, di dolore. Claudia si portò una mano alla bocca. Un ramo esplose fuori dall'occhio di Adriano, spingendo via il globo oculare, facendolo cadere sul corpo di lei. Claudia vide l'occhio rotolare a terra. E dalla bocca di Adriano colò fuori linfa verde. Dal tronco dietro di lei uscì fuori una mano. Le si appoggiò si una spalla.
Claudia si voltò e si trovò faccia a faccia col volto di Cristina. Ed anche lei le urlò contro, e da sotto la lingua sgorgarono rami d'edera, come frattaglie rivomitate che si intrecciarono scivolando nella saliva.
Claudia barcollò, stava per perdere l'equilibrio, sia quello fisico che quello mentale. Si appoggiò ad un tronco, ed il suo pollice affondò nell'occhio di Enrica, facendoglielo esplodere. Ritrasse la mano. Indietreggiò tornando nella radura. Ma anche lì le cose erano cambiate. Gli alberi si erano stretti tra di loro, riducendo il circolo d'erba. Vide una radice, con un grumo legnoso sull'estremità, sollevarsi da terra. Poi capì che quella radice era la spina dorsale di un corpo che un tempo era stato umano.
Il grumo in cima alla colonna vertebrale ruotò e lei vide che era una testa.
Occhi acquosi la osservavano imploranti: riconobbe il volto di Federico. Il corpo del ragazzo stava sorgendo dalle radici della quercia, verde di muschio. Era a terra, carponi. Allungò una mano verso di lei, ed il suo urlo di dolore si perse nel rombo del vento. Claudia non sapeva più cosa fare. Doveva correre in paese, dire a tutti che aveva trovato i suoi amici. Ma non poteva lasciarli in quello stato. Si voltò per scappare, tra gli alberi. Ma la quercia le fu di fronte. La fissava, e Claudia fissava lei.
Poi il tronco della quercia esplose. Clorofilla e sangue si riversò ai piedi della ragazza. Frammenti di carne e ossa volarono nella radura, e sul suo volto.
Claudia urlò, ed un ramo di carne uscì dal tronco aperto e le circondò il collo. Piccole radici aeree iniziarono a lacerarle le carni delle guance, a nutrirsi del suo sangue. Ed, intanto, lei cominciò a capire: la foresta si sarebbe ripresa il paese, il luogo che le spettava di diritto. Ecco cosa sapeva sua madre, e tutti gli altri paesani. Il bosco sarebbe avanzato, e tutto sarebbe tornato a lui. Le foglie iniziarono a germogliarle in bocca, impedendole di respirare bene. I rami cominciarono ad entrarle nelle braccia, e radici le uscivano dai piedi. Il sangue le scorreva su tutto il corpo, mentre nella mente le nasceva, le germogliava, una nuova idea. Il pensiero di quella pace, di quella serenità che poco prima aveva provato tra gli alberi, seduta su quel sasso a contemplare l'infinito stellato. Ora sapeva che, lentamente, stava diventando parte di quell'universo. Le punte delle sue dita stavano per fiorire, mentre la consapevolezza del suo nuovo essere le riempiva l'anima.
Poi venne il dolore. Il dolore di tutti gli alberi segati, abbattuti per fare spazio a nuove case, a nuovo cemento, a nuovi uomini.
Ed ora seppe che lei, e gli altri, sarebbero stati i primi a subire la vendetta del bosco stuprato dall'uomo.
I rami di carne trascinarono il suo corpo dentro al ventre materno della quercia, assorbendo il suo sangue, aggiungendo linfa a linfa.
Trovando nuovo nutrimento, concime, nella carne di Claudia.
Il tronco si richiuse sul corpo della ragazza, la forma simile alla pancia di una donna incinta, sancendo, ancora una volta, la vittoria del bosco.
Il vento soffiava tutta la sua gioia per quella vittoria. Rombò nel bosco, poi cambiò direzione.
Presto sarebbe arrivato in paese...